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Il Metodo
 
Tale metodo è stato elaborato da Loredano Matteo Lorenzetti,psicologo,pedagogista, architetto,musicista, presidente del corso di laurea in psicologia clinica della facoltà di Scienze della Formazione dell’università di Urbino,docente di psicologia della personalità presso la stessa università.
Nel 1978 viene effettuata la prima elaborazione dell’MDT, tra il 1980 e il 1986 seguono 2 sistematizzazioni, dopo varie sperimentazioni in ambito preventivo, riabilitativo, terapeutico. Dal 1986 al 1988 ulteriori esperienze vengono sottoposte a procedure di verifica scientifica, che portano nel 1990 alla sua definitiva organizzazione teorica e pratica.
Lorenzetti, in una sua pubblicazione,“DALLA EDUCAZIONE MUSICALE ALLA MUSICOTERAPIA”, puntualizza in 12 punti cosa NON è la musicoterapia:
« - non è un metodo alternativo, sostitutivo o di completamento alla educazione musicale prescolastica e scolastica;
-              non è un corpo di tecniche per l’apprendimento del linguaggio musicale e non prevede progettualità e finalità strettamente legate alla alfabetizzazione musicale;
-              non è una semplice e semplicistica variante del processo aculturativo e inculturativo musicale e non svolge compiti di addestramento cognitivo ed estetico espressivo alla musica;
-              non è un’area aggiunta alle (o modificante le) aree già esistenti della riabilitazione, in quanto essa, pur specificandosi e specializzandosi, si innesta dinamicamente in forma inter, infra e transdisciplinare nella concezione riabilitativa (e in quella terapeutica);
-              non è un settore che richiede una plurispecializzazione dell’operatore, poiché essa si integra nelle competenze del lavoro di èquipe;
-              non è una pratica terapeutica che intende adoperare la musica alla stregua di una prescrizione di tipo farmacologico;
-              non è un sistema di sistemi di conoscenze e di operatività che seleziona e sceglie un “punto osservativo privilegiato”, e predeterminante, che esclude il soggetto stesso (e la sua personalità osservativa) dallo stesso scenario e progetto conoscitivo, riabilitativo, terapeutico;
-              non è una istanza naif del processo relazionale né un momento di animazione della riabilitazione;
-              non è un modo terapeutico di intervenire sulla sofferenza sempre e comunque opportuno e non dannoso;
-              non è una invenzione riabilitativa e/o terapeutica personalistica avulsa dal, o improvvisata nel, contesto delle pratiche di intervento sulla sofferenza umana;
-              non è un patrimonio di conoscenze e una pratica che possono essere introdotti nell’ambito preventivo, riabilitativo e terapeutico senza opportuna formazione;
-              non è un’area scollegata e non comunicante con l’intero spazio dell’arteterapia e dell’intervento nella globalità dei linguaggi, così come non è scollegata della altre metodiche riabilitative terapeutiche (pur avendo propria specificità).» (Lorenzetti 1989).
Questi 12 punti sono di fondamentale importanza; devono essere riconosciuti e rispettati per non stravolgere il campo teorico e d’azione della musicoterapia.
Vorrei di seguito specificare il significato dei termini: Metodo Dinamico Transdisciplinare:
METODO, è la modalità utilizzata per cercare di raggiungere una conoscenza. Consiste, da una parte, nella raccolta di dati attraverso l'osservazione e l'esperienza; dall'altra, nella formulazione di ipotesi e teorie da sottoporre a verifica.
Nel caso specifico ci indica il modo in cui si deve operare, pur lasciando spazio all’interpretazione dell’operatore che lo applica, per cui si può affermare che è un metodo parzialmente aperto.
DINAMICO, fa riferimento all’unità sistemica complessa secondo la quale l’individuo viene inteso come: unico, storico, irripetibile e non totalmente conoscibile.
1.            Unico: ognuno può vivere le stesse esperienze di vita in modo diverso in quanto diversa è la sua storia, diverso il rapporto che instaura con le figure parentali, diverso il modo di fantasticare sugli accadimenti.
2.            Storico: l’individuo va considerato fin dalla vita prenatale, la sua evoluzione dipende da tutto ciò che è accaduto prima e sul momento attuale verrà costruito il suo futuro.
3.            Irripetibile: un evento che accade oggi, in una condizione di spazio/tempo, non è detto che accada domani nella stessa situazione.
4.            Non totalmente conoscibile: in ognuno, c’è sempre una parte che non si conosce, perché relegata nell’inconscio.
TRANSDISCIPLINARE, riguardo ai diversi ambiti di intervento (preventivo, educativo, riabilitativo, terapeutico), al rapporto con altre discipline dinamico-relazionali afferenti agli stessi principi; c’è un chiaro riferimento alla epistemologia della complessità . Il più semplice modello interattivo è quello della semplificazione che utilizza una logica unilogica su cui viene formulato il paradigma cartesiano aut…aut. Secondo questa formula le diverse discipline possono essere poste in relazione ma con il risultato di definire sempre più i loro confini. La logica dialogica appartiene ad una epistemologia includente che segue il paradigma et…et. L’epistemologia della complessità si basa sulla logica multilogica, segue un paradigma complesso che accanto all’aut..aut e et…et, considera ogni possibilità interattiva e quindi an…an, vel…vel, ac…ac, etc. Questo paradigma trova applicazione tramite il circuito moriniano basato sulla co-retro-relazione. In base a questo, che è il massimo livello relazionale raggiungibile, gli opposti vengono considerati contemporaneamente per i loro caratteri antagonisti ma anche complementari .
Uno dei principi di base dell’M.D.T. indica che il lavoro va centrato sulle “parti sane” della persona per cercare di valorizzare capacità residue e le potenzialità del paziente che va considerato parte attiva dell’intervento.
 

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