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 L'osservazione diretta

 

       Nel setting musicoterapico l’osservazione diretta partecipe riveste un ruolo di fondamentale importanza.
Il termine “partecipe” indica una “interiore attitudine emotiva e di coinvolgimento dell’osservatore, prescindendo da ogni intervento” (Brutti C. Ercolani P. Parlani R., 1984). L’osservazione avviene in presenza ed è caratterizzata da una totale immersione dell’osservatore in tutto ciò che accade attorno a sé. Questi deve essere in grado di riconoscere  quel travisamento della realtà che lo induce a vedere una cosa al posto di un’altra, a occultare l’oggetto a causa di “un conflitto di bisogni che si ignorano a vicenda”; se l’osservatore si rende conto che questo meccanismo è presente, diviene più consapevole di ciò che accade nel suo mondo interiore e può osservare la realtà esterna in modo più attento ed efficace,  ponendosi nei confronti dell’osservato in una condizione “senza memoria né desiderio”, pur lasciandosi investire da ciò che accade.    
       Le regole dell’osservazione, come tutte le regole,  esistono per essere trasgredite e per spingere  l’osservatore a comprendere le motivazioni che lo hanno spinto a trasgredirle; questo è il momento fondamentale dell’osservazione; il travisamento sarebbe un meccanismo di difesa per cercare di superare il conflitto. La capacità di guardare contemporaneamente dentro e fuori di sé (visione binoculare) fa sì che ci si possa avvicinare dal punto di vista emotivo ed empatico al sentimento vissuto dall’altro. Il percorso di conoscenza attuato attraverso l’osservazione è un percorso di riconoscimento; l’osservatore non capisce se ciò che prova appartiene alla realtà esterna o al suo mondo interno; ma se riesce a superare il travisamento  scoprirà che, in genere, “ vi è una tendenza a cogliere della realtà umana circostante quelle dimensioni che in qualche modo non entrano in collisione con i propri aspetti conflittuali interni; la capacità di oggettivazione è pertanto funzione della interiore libertà e del controllo del proprio conflitto interno” (Brutti C., Scotti F., 1984).    
       Esiste sempre un altro punto di vista;  per questo  è riscontrabile una diversa attribuzione di significati a uno stesso contesto (Teoria della complementarietà di N. Bohr). E’ essenziale comprendere, in altre parole, che ciò che è osservato appartiene al nostro punto di vista; è uno spaccato di una realtà pluristratificata che si presta a essere osservata da tante angolazioni quanti sono i possibili osservatori.

 

 

 

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