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| La teoria estetica |
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Estetica deriva dal greco aisthesis = sensazione; per Immanuel Kant, tale termine assume il senso di indagine sulla conoscenza sensibile. La sensibilità è la capacità del soggetto di avere sensazioni in base alle quali può essere modificato dall’oggetto. La conoscenza sensibile produce conoscenza basata sulle intuizioni, la conoscenza mediata dall’intelletto produce concetti. Senza la sensibilità nessun oggetto ci verrebbe dato, senza intelletto nessun oggetto potrebbe essere pensato.
Per cercare di comprendere la teoria estetica, possiamo fare riferimento a Benedetto Croce, secondo il quale l’estetica è una particolare modalità del conoscere. Egli parla di due tipi di conoscenze: la conoscenza INTUITIVA e la conoscenza LOGICA. Vediamone le differenze. Ø CONOSCENZA INTUITIVA: ü Si attiva attraverso lo spirito; ü Riguarda l’individuale; ü Considera le cose singole; ü Si realizza attraverso la fantasia; ü Produce immagini; ü Non vi è distinzione tra realtà e irrealtà; ü Non si situa in una realtà spazio/temporale; ü Non si adegua a realtà date; ü Non ha propositi etici o finalità utilitarie; ü È un’attività che dà forma. Ø CONOSCENZA LOGICA: ü Si attiva attraverso l’intelletto; ü Riguarda l’universale; ü Considera la relazione tra le cose; ü Si realizza attraverso la percezione; ü Produce concetti; ü Pone la realtà di ciò che viene percepito; ü Ha legami con idee universali e tesi generali; ü Riguarda il contenuto. L’esperienza estetica viene vissuta come il piacere di bellezza, che può essere provato attraverso le emozioni e i sentimenti. Nulla di ciò che è dato è di per sé bello; «il bello esiste veramente solo per chi sappia vederlo con gli occhi della fantasia.» (Croce B.) Benedetto Croce parlando dell’artista e del fruitore dice che il primo ha la capacità di creare l’opera d’arte, il secondo, se stimolato da essa, può andare oltre essa e riprodurre l’evento estetico, a condizione che rimanga un nesso di continuità tra creazione e ricezione. Ciò significa che la possibilità di mettere in forma estetica dipende dalla coppia; se l’operatore è capace di ascolto empatico, di reverie, di mettersi nei panni dell’altro, il paziente deve essere recettivo, in grado di costruire un oggetto interno che rispecchi la modalità interattiva dell’operatore. La Teoria Estetica, della conoscenza e dell’esistenza considera l’individuo come “un’unità plurima capace di integrare le varie logiche e di affrontare in modo trasformativo-costruttivo l’ambiguità e la conflittualità che continuamente si producono e riproducono nella vita. L’unità plurima, storico-dinamico-evolutivo-mutativa, sorge dal caos originario e si ricompone sull’ordine che andiamo costruendo con la messa in forma estetica di noi stessi e del mondo. In questa attività ricostruttiva, la teoria estetica non utilizza solo elementi reali, ma fa appello anche alla fantasia, la conoscenza non è legata solo a concetti ma soprattutto a forme. L’operatore si può trovare a lavorare con una persona totalmente deteriorata, che tutto, dall’aspetto relazionale a quello cognitivo, sembra compromesso. Se però egli ha la capacità di rintracciare dentro di sé la memoria del bello, potrà individuare nel paziente quella parte, anche piccola, da cui cercare di ricostruire l’intera persona. La musicoterapia può così essere considerata una tecnica ricostruttiva dell’esistenza, grazie alla quale a partire dalla “parte sana” si può riuscire a migliorare aspetti relazionali, affettivi e cognitivi dell’individuo. |
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