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La relazione terapeutica

 

Spesso il paziente si trova in una sorta di aridità emotiva, di sofferenza, ed ha l’impressione di essere solo, abbandonato dagli altri. L’operatore cerca di rispondere alla richiesta di aiuto del soggetto in difficoltà, fornendo le premesse affinché possa instaurarsi la relazione terapeutica. I due protagonisti, terapeuta e paziente, diventano compagni di viaggio e stabiliscono un rapporto di intensa collaborazione; entrambi sono in gioco e insieme creano il campo emotivo della relazione. Se l’operatore si mostra gentile, affabile, amichevole, il paziente si sente ben accolto, accettato, amato, e riesce gradualmente ad abbassare le difese.    
Se invece l’operatore appare severo, di cattivo umore, il paziente percepisce l’ostilità dell’ambiente, si sente non amato e respinto e rimane trincerato nella sua corazza. La capacità dell’operatore e del paziente di lavorare in modo produttivo nella relazione costituisce l’alleanza di lavoro; tramite questa si tende a far sì che il paziente riesca ad accettare la sua malattia, a convivere con essa e, nonostante ciò, a progettare un processo trasformativo che lo possa proiettare verso un futuro aperto a possibilità di possibilità.  In questo percorso il ruolo del terapista è di grande responsabilità, poiché deve
cercare di accogliere le comunicazioni dell’altro e di metterle in forma estetica.

Da parte sua, il paziente deve essere capace di recepire le controproposte e comprendere che dall’alleanza può scaturire il cambiamento.


 

 

 

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