• Roberto Marino
  • Contatti
  • Informazioni e preventivi
  • Guestbook
  • Cerca l'argomento

I più letti

  • Nevrosi e psicosi
  • Disturbi del linguaggio
  • Roberto Marino
  • Musicoterapia in gravidanza
  • L'osservazione diretta

Ultimi inseriti

  • Autismo
  • Nevrosi e psicosi
  • Ansia e Depressione
  • Il Coma
  • La Sindrome di Down
Home L'ascolto

Menu Principale

  • Home
  • Chi sono
  • La Musicoterapia
  • Il metodo
  • Le sedute
  • Ambiti di intervento
  • Musicoterapia e scuola
  • Elementi di musicoterapia
  • La Teoria estetica
  • Messa in forma estetica
  • L'osservazione diretta
  • La relazione terapeutica
  • Info e preventivi
  • Blog
  • Bibliografia generale
  • Mappa del sito

Articoli

Musicoterapia e anziani
Musicoterapia e Alzheimer
Musicoterapia e Afasia
Musicoterapia in gravidanza
L'ascolto del non detto
La proiezione
Il feto in ascolto
L'ascolto poetico
L'ascolto

Approfondimenti

Disturbi del linguaggio
Disturbi dell'umore
Nati prematuri
Ritardo mentale
Demenza
Anoressia e Bulimia
Disturbi dell'apprendimento
La Sindrome di Down
Il Coma
Ansia e depressione
Nevrosi e psicosi
Autismo

Chi è online

 3 visitatori online

Indirizzi utili

  • Danzamovimentoterapia
  • Rivista di musicoterapia
  • Psicologia

Psicologia

SimplePayPal

Thank you for your donation.

Importo: 


SiteGround web hosting
L'ascolto

L'ascolto

 

“Dio ci ha dotato di due orecchie e di una bocca. Probabilmente voleva che ascoltassimo di più e parlassimo di meno” .
       Per comprendere il concetto di ascolto è necessario distinguere tra sentire e ascoltare: il sentire riguarda la sfera sensoriale ed è un processo passivo che attiene alla percezione dei suoni; l’ascoltare si riferisce a un processo psicologico mediante il quale i suoni (parole, musica ecc.) sono convertiti in concetti, sentimenti, o altro . L’ascolto ci consente di selezionare, grazie agli stimoli acustici, quelle informazioni che, in qualche misura, destano la nostra attenzione e il nostro interesse. L’ascoltatore deve saper entrare in sintonia con l’altro, cercando di mettersi nei suoi panni, di cogliere la trama dei suoi sentimenti. Chi ascolta deve essere aperto e disponibile, non solo nei confronti dell’altro ma anche verso se stesso. Occorre saper ascoltare le proprie reazioni, essere consapevoli dei limiti del proprio punto di vista, accettare le difficoltà nel capire. L’ascolto attivo permette di mettere   in   comunicazione il proprio mondo interno con quello dell’altro, di comprendere le sue modalità comunicative e di meglio indirizzare le proprie.
       Possiamo così sintetizzare i principi fondamentali che caratterizzano l’ascolto attivo:            
       Evitare di giudicare: fare a meno di attribuire all’altro etichette o di inserire quanto egli dice in predeterminate categorie di senso.        
       Osservare e mettersi in ascolto: cercare di raccogliere quante più informazioni possibili sulla situazione del paziente, ricordando che il silenzio aiuta a capire e che il vero ascolto riguarda qualcosa che non è definito in partenza, in quanto rinuncia al sapere già acquisito.      
       Essere empatici: condividere un’esperienza cercando di mettersi nei panni dell’altro, di cogliere il suo punto di vista, di accogliere le sue proiezioni.
Trovare il luogo e il momento adatto: cercare sempre di mettere l’altro a proprio agio.
1.1 L’ascolto empatico
       L'ascolto è fra le prime tecniche che sono utilizzate per avviare la relazione terapeutica, indipendentemente dal metodo scelto. Offrire all'altro una totale attenzione, evitando commenti o giudizi, crea uno spazio in cui il paziente può esprimersi liberamente, comunicando il suo vissuto. Ascolto è prestare attenzione ai messaggi verbali e non verbali, ai sentimenti e ai pensieri espressi o non espressi, a ciò che l’altro dice, al modo in cui lo dice e al contesto.
       A volte fin da bambini si cerca di nascondere il proprio mondo “per proteggersi dall’essere incompresi, umiliati o maltrattati” . L’ascolto di cui l’operatore deve essere capace è un modo silenzioso di far sentire a chi ci sta davanti che "va bene così”, è un ascolto sincero, partecipato, non un ascolto tecnico, trincerato dietro l'obiettivo di tracciare una diagnosi o di risolvere, nell'immediatezza, il problema esposto. All’operatore si richiede di essere capace di aprirsi all’altro, mettendo a tacere pregiudizi, timori, aspettative, problemi personali.
       Questo ascolto, che possiamo definire empatico, stimola il processo di crescita: sentendosi accolto, accettato, compreso, l’altro può ricominciare ad avere fiducia in se stesso, può acquisire consapevolezza del problema che lo opprime e riuscire a convivere con esso.
1.2 L’ascolto musicale
       Spesso si afferma che una musica parla delle emozioni più profonde dell’autore, essendo un’emanazione dei suoi stati d’animo. C’è chi sostiene, invece, che la musica esprima se stessa: l’artista, cioè, genererebbe un’opera che vive di vita propria . Secondo questo punto di vista, la quinta sinfonia di Beethoven, ad esempio, pur risentendo della personalità dell’autore acquisirebbe una propria autonomia. 
       L’autore, quindi, da un lato è il creatore dell’opera, dall’altro si pone al suo servizio.
     
Ma la musica è solo questo? E l’ascolto è semplicemente la percezione degli stati d’animo che l’autore ha riposto nei suoni e nella musica? L’ascolto di un’opera musicale non riguarda solo la semplice ricezione passiva di ciò che l’opera esprime, sia per l’intenzione dell’autore sia per se stessa. Vi è un’attività da parte dello spettatore che lo porta da un lato a interagire con l’opera e con le intenzioni dell’autore, dall’altro a fare emergere emozioni e sentimenti che non appartengono né all’opera né all’autore. Così, i significati che la quinta sinfonia di Beethoven esprime derivano dal rapporto che di volta in volta si instaura tra l’autore, l’opera e i desideri del fruitore che sono risvegliati proprio dall’ascolto di quell’opera .
       All’epoca di Beethoven si poteva percepire nell’opera qualcosa di diverso da ciò che è possibile percepire ai giorni nostri. E non solo: ciascuno degli ascoltatori appartenenti alla stessa epoca storica possono percepire qualcosa di diverso nella medesima opera: gioia, forza, rabbia etc. Beethoven stesso, inoltre, potrebbe aver inteso il brano in modo completamente diverso. Lo stesso fenomeno musicale potrebbe avere tante interpretazioni quanti sono gli ascoltatori e una stessa opera diventare il luogo di incontro di una molteplicità di sensi ed emozioni.        
       Chi ascolta non è solo una corda che vibra passivamente in sintonia con i suoni, è qualcosa di più. Questo “di più” è racchiuso nella sua storia, nel suo vissuto, nella sua lingua, nel suo contesto culturale, nelle sue fantasie, nei suoi desideri . L’ascoltatore è la proiezione del suo mondo, fatto di significati e stati d’animo. Il senso espressivo che un brano irradia si coniuga con il mondo interno di chi ascolta, il quale si sente avvolto e coinvolto così intensamente da entrare in una sorta di sintonia. Possiamo affermare non solo che la musica esiste grazie al compositore e a qualcuno che si dispone al suo ascolto, ma anche che il senso espressivo che da essa scaturisce deriva dall’incontro, dal dialogo che si instaura con il mondo interno dell’ascoltatore.  
 
 
 
1.3 L’ascolto terapeutico
       L’uso della musica a scopo terapeutico è antichissimo.
Fin dalla preistoria molte culture ricorrevano alla musica per favorire il benessere dell’uomo e per raggiungere una giusta armonia con l’ambiente. Gli specialisti del settore erano gli ”sciamani”, uomini di medicina che conoscevano i segreti del suono, del canto e della musica.
       In questi ultimi decenni la ricerca scientifica europea e americana ha rivalutato l’importanza del suono per l’influenza che esercita, soprattutto sul piano psicofisico.
L’utilizzo della musica a tale scopo richiede la conoscenza di una tecnica, di un’arte che, nell’antichità, quando i rumori e i suoni erano quelli della natura, si possedeva naturalmente. Oggi siamo immersi nei rumori, in casa e fuori: il frastuono incessante produce un clamore interno, un’agitazione che crea sempre più difficoltà a distinguere e selezionare voci, suoni, rumori. È necessario re-imparare ad ascoltare e ad ascoltarsi nei nuovi contesti. Noi captiamo i suoni non soltanto attraverso l’organo dell’udito ma anche grazie ai recettori sparsi ovunque sul nostro corpo, che agisce come uno strumento musicale e come tale riesce a risuonare e a trasmettere tramite vibrazioni e suoni propri. Esso riceve la musica, la trasforma in emozione e risponde con una propria musica.
       E’ necessario che l’ascoltatore sappia identificarsi, ma senza confondersi, deve essere capace di riappropriarsi delle proprie emozioni che lo rendono coautore dell’evento musicale.
 

Login



  • Password dimenticata?
  • Nome utente dimenticato?
  • Registrati
English Dutch French Italian Spanish
febbraio 2012
lmmgvsd
 12345
6789101112
13141516171819
20212223242526
272829 
Clicca qui per votare
www.joomla.it
mod_vvisit_countermod_vvisit_countermod_vvisit_countermod_vvisit_countermod_vvisit_countermod_vvisit_counter
mod_vvisit_counterOggi11
mod_vvisit_counterIeri224
mod_vvisit_counterQuesta settimana438
mod_vvisit_counterSettimana scorsa1451
mod_vvisit_counterQuesto mese1478
mod_vvisit_counterMese scorso3695
mod_vvisit_counterDall'inizio63242
Visitors Counter

Web link

  • Aggiungi sito
Copyright 2009 www.musicoterapiarelazionale.it Roberto Marino

valid xhtml valid css