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Ascolto poetico

L'ascolto Poetico

 

La nostra vita, le cose, tutta la realtà sono “messe in forma sonora” : il suono delle parole racchiude le nostre vicende individuali, i nostri sentimenti e affetti, noi stessi, la nostra persona. I vocaboli sono “sostanze foniche” con cui si rappresenta  ciò che Lorenzetti definisce “oggetti apparentemente fatti d’aria”. “La parola sporge nel teatro della bocca per essere raccolta dall’incontro con l’altro ”. 
Da questo incontro scaturisce il senso, che deriva da un “ascolto poetico,” cioè da un ascolto attento, affettuoso, disposto ad accogliere. Quando questo incontro non avviene, “allora le cose ci appaiono cariche di timore, come “fatte di paura” . Sono le cose che non riusciamo a verbalizzare, che le nostre bocche non riescono a nominare in quanto cariche di angoscia. Esse attendono di incontrare qualcuno che ascolta col cuore, con umiltà; le parole autentiche “sono fatte di silenzio ascoltante” .
       “L’ascolto poetico della realtà non ode il frastornante rumore delle parole con cui essa è nominata, il chiasso assordante con cui banalmente la pronunciano, ma il silenzio stupefacente e terrificante con cui le cose si presentano” .
       Nello studio dei processi comunicativi si è posto l’accento sulla loro dimensione interattiva e conversazionale. Francis Jacques contesta la concezione di un “ego, unico responsabile del proprio dire e del senso del proprio dire, impegnato unicamente nella produzione di suoni e simboli” . Egli ritiene che è impossibile produrre significati se non tramite ciò che chiama “doppio ascolto”: in uno scambio comunicativo, ciò che uno dei due interlocutori dice è indirizzato contemporaneamente a se stesso e all’altro: ciascuno di essi riveste anche il ruolo di ascoltatore. Il soggetto S1 ha bisogno di vedere come il soggetto S2 reagisce al suo messaggio. Ciò che il destinatario del messaggio comprende, dipende da ciò che il mittente è riuscito a significare. Attraverso il modo in cui il mio allocutario riceve il mio messaggio, posso comprendere meglio me stesso. L’interlocuzione, pertanto, è fondamentale per la costruzione delle identità.              
       “La parola è un atto a due facce, è un ponte gettato tra me e l’altro, e se un’estremità dipende da me, l’altra dipende dal mio destinatario” .               
Il tipo di ascolto è collegato alla specificità del setting, l’ascolto di sé e dell’altro rappresenta una delle principali funzioni del   processo   analitico   con “l’obiettivo di liberare quell’emozione e quella parola che non possono avere eco nel mondo esterno” . Freud, di fronte ai comportamenti delle sue pazienti (rifiuti, dinieghi) si era reso conto della necessità di prestare ascolto a ciò che non era manifesto, al non detto, al fine di trovare quello spazio su cui far riemergere il rimosso, il latente .         
       Durante il processo di ascolto avviene un incontro fra due parti: l’una ha il desiderio di essere creduta riguardo al proprio vissuto;          
l’altra “vive con il paziente nella situazione che si sta verificando in quel momento, in modo da poter davvero ascoltare ciò che questi le sta comunicando,cercando di non farsi assordare dal fracasso che possono fare nella sua mente preoccupazioni teoriche, ricordi e desideri di vario tipo” (N. Momigliano, 1984) .     
       S. Stella e C. Cassardo distinguono due tipologie di ascolto:
Ascolto pieno, in cui il terapeuta è totalmente concentrato e attento al paziente.        
Ascolto vuoto, caratterizzato da distrazioni e superficiale attenzione.               
       Nel setting musicoterapico la sofferenza e i modi con cui questa viene manifestata sono oggetto di ascolto. Prescindendo dal personale orientamento, il terapeuta, deve cercare di “creare nel setting le condizioni adatte a creare uno spazio mentale libero e consapevole, tanto flessibile da consentirgli   di dimenticare temporaneamente la propria estrazione, per tornare a ispirarsi a essa solo dopo aver saputo ospitare, con totalità, passione e rispetto, il paziente” .
 

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