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Il termine MUSICOTERAPIA è composto da due elementi: musica e terapia. La musica dà la possibilità di esprimere e percepire emozioni, sentimenti e stati d'animo; la terapia conduce al concetto di relazione tra due persone, di cui una è bisognosa di aiuto e l'altra cerca di fornire aiuto. K.Jasper affermava: "La terapia medica poggia su due pilastri: la conoscienza scientifica e l'umanità". La musicoterapia non è una terapia medica, ma poggia sulla conoscenza scientifica; l'umanità è fondamentale, visto che viene utilizzata per aiutare un essere umano. Esistono diverse definizioni di musicoterapia: alcune evidenziano l'importanza degli elementi sonori e musicali, altre mettono in primo piano il rapporto con il paziente. Vi sono altri modelli intermedi che, pur considerando fondamentale la relazione terapeuta-paziente, non tralasciano l’importanza del linguaggio musicale e delle sue componenti ritmiche, melodiche e armoniche. La World Federation of Music Therapy (Federazione Mondiale di Musicoterapia) ha dato nel 1996 la seguente definizione:     
"La musicoterapia è l'uso della musica e/o degli elementi musicali (suono, ritmo, melodia e armonia) da parte di un musicoterapeuta qualificato, con un utente o un gruppo, in un processo atto a facilitare e favorire la comunicazione, la relazione, l'apprendimento, la motricità, l'espressione, l'organizzazione e altri rilevanti obiettivi terapeutici al fine di soddisfare le necessità fisiche, emozionali, mentali, sociali e cognitive.
La musicoterapia mira a sviluppare le funzioni potenziali e/o residue dell'individuo in modo tale che questi possa meglio realizzare l'integrazione intra e interpersonale e conseguenzialmente possa migliorare la qualità della vita grazie a un processo preventivo, riabilitativo o terapeutico."           
L’utilizzo della musica come terapia si può far risalire al 1500 A.C. Nel Libro III della "Repubblica" di Platone, ad esempio, venivano descritti gli effetti dei diversi modi (dorico, frigio, lidio, misolidio, eolio, locriano e ionico) sull'animo umano; nell'Italia meridionale del Medioevo la musica e la danza, nella fattispecie la tarantella, venivano impiegate per combattere il delirio indotto dal morso, reale o immaginario, della tarandola. L’utilizzo consapevole del suono nella relazione di aiuto si deve datare intorno al 1950, quando viene fondata negli Stati Uniti la prima associazione di musicoterapia, la NAMT (The National Association of Music Therapy), dopo che nell'Università del Kansas era stata utilizzata la musica a fini di riabilitazione per i reduci della 2° Guerra Mondiale.          
In Europa, i primi sviluppi si ebbero nel 1958, in Gran Bretagna, con Juliette Alvin. In Italia, per lungo tempo, l'unico punto di riferimento è stato il corso quadriennale della Cittadella di Assisi; oggi, in diverse regioni le Associazioni di professionisti del settore si occupano di formazione. In Sicilia già da anni è stato avviato il corso triennale di Musicoterapia ad Indirizzo Relazionale, organizzato a Catania dall'A.M.P.S (Associazione Musicoterapeuti Professionisti Siciliani - Operatori di Artiterapia). 
Gli ambiti applicativi della musicoterapia sono: preventivo, educativo, socio-riabilitativo, terapeutico; l’utenza può essere costituita dal soggetto normale o affetto da handicap fisico o mentale, da deficit sensoriale, da disturbi della comunicazione, da demenza senile, dal morbo di Alzheimer, malato di AIDS, tossicodipendente, autistico, schizofrenico. Il setting, individuale o di gruppo, può accogliere sia adulti che bambini. L’operatore può operare in ambito privato, scolastico, istituzionale, medico e comunitario.
Il dialogo e la comunicazione vengono avviati da un mediatore sonoro, che permette all’individuo di manifestarsi, di esprimersi ed essere accettato e integrato nel gruppo.Lo scopo fondamentale della musicoterapia è quello di cercare di dare al paziente una qualità migliore della vita, utilizzando, accanto al linguaggio verbale, un canale comunicativo alternativo.         
In questo contributo verrà approfondito il M.D.T. (Metodo Dinamico Trandisciplinare) ad indirizzo relazionale, elaborato dal Prof. Loredano Matteo Lorenzetti. 

 

 

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Il feto in ascolto
  
In passato l’ambiente intrauterino, nel periodo prenatale, è stato esplorato esclusivamente da un punto di vista medico.
L’obiettivo principale era quello di assicurarsi che il feto si sviluppasse in modo sano e di attenzionare le condizioni fisiche della madre.Non erano presi in considerazione gli aspetti psicologici, sociali ed emozionali della gravidanza né il loro riflesso sul bambino. Per troppo tempo siamo stati abituati a vedere l’immagine del nascituro come quella di un essere protetto dall’utero materno, isolato dal mondo esterno.
Col progredire della tecnologia e degli studi sull’argomento, questa visione ha cominciato a modificarsi; è stato rilevato, infatti, che il feto è in grado di mettere in atto delle attività fisiche e psichiche come risposta agli stimoli ambientali. Già dagli anni cinquanta molti studiosi, con la collaborazione di ginecologi, psichiatri e psicologi, hanno cercato di far luce sull’interazione madre-bambino in fase prenatale, e oggi è evidenziato come tutto ciò che la madre vive è percepito anche dal feto.  
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Il Metodo
 
Tale metodo è stato elaborato da Loredano Matteo Lorenzetti,psicologo,pedagogista, architetto,musicista, presidente del corso di laurea in psicologia clinica della facoltà di Scienze della Formazione dell’università di Urbino,docente di psicologia della personalità presso la stessa università.
Nel 1978 viene effettuata la prima elaborazione dell’MDT, tra il 1980 e il 1986 seguono 2 sistematizzazioni, dopo varie sperimentazioni in ambito preventivo, riabilitativo, terapeutico. Dal 1986 al 1988 ulteriori esperienze vengono sottoposte a procedure di verifica scientifica, che portano nel 1990 alla sua definitiva organizzazione teorica e pratica.
Lorenzetti, in una sua pubblicazione,“DALLA EDUCAZIONE MUSICALE ALLA MUSICOTERAPIA”, puntualizza in 12 punti cosa NON è la musicoterapia:
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